Domotica bioedilizia e i furboni di quartiere
Il mercato della domotica in Italia è partito molto lentamente, e forse non è ancora “partito” veramente c’è da chiedersi dove si nascondano le ragioni di questa debacle. Sicuramente viene ancora vista come una attività futuribile e poco vicina al quotidiano eppure l’importanza applicativa nell’ottica del risparmmio energetico è decisamente elevata.
Rimane peraltro da superare l’ignoranza diffusa dei tecnici e progettisti che ancora propongono raramente soluzioni domotiche quando progettano nuove abitazioni o ristrutturazioni oppure se lo fanno propongono dei kit a costi che definire poco poco interessanti è un eufemismo. Si può osservare lo stesso tipo di approccio che c’è nei confronti della bioedilizia da parte di chi deve acquistare una nuova casa. La conoscenza tecnica dei vantaggi che la bioedilizia può portare rispetto all’edilizia tradizionale è molto ridotta, l’impressione è, che ci sia un muro difronte al quale le persone si fermano e vuoi per via della diffidenza verso il nuovo vuoi per la poca voglia di faticare per capire e comprendere si bloccano e comprano ancora case tradizionali. Capita di passare in auto e vedere i cartelli che pubblicizzano la nascita di un nuovo sito residenziale sul quale campeggia la scritta NUOVE CASE ECOLOGICHE, la grande soddisfazione nel vedere che certi principi iniziano a radicare nel territorio e anche un noto costruttore all’antica, si da da fare per evolvere scema, quando ripassi e vedi che hanno costruito un blocco di cemento armato. Ma chi acquisterà quelle abitazioni spero non lo farà perchè sono ecologiche! eppure andranno a ruba perchè probabilmente sono quasi già vendute sulla carta. Ci vorrà ancora molto tempo perchè il vento cambi direzione ……